“Smorziamo l'agonismo: la partita è un momento di crescita e divertimento”

Una metodologia di insegnamento del calcio che nasce da due convinzioni. La prima è che la partita è solo un momento dell’intero percorso di crescita dei ragazzi. La seconda è che l’allenatore deve guidare questo percorso infondendo fiducia. Ecco cosa ci ha raccontato lo Sponder Ninni Mastrorilli.

Come ben sapete, ci piace dar voce ai nostri “Sponder”, raccontare le loro storie e la loro idea del calcio. Quasi sempre ne vengono fuori delle vere e proprie lezioni di vita e di sport. Come nel caso di Ninni Mastrorilli, pugliese di quasi 25 anni, la maggior parte dei quali passati sul campo di calcio. La sua passione per il pallone è nata sin da piccolino ed è diventata il motore della sua vita. All’età di 18 anni, infatti, finita la trafila delle giovanili, è passato al futsal, che ha trovato “molto utile per approfondire la tecnica di base”, e ha poi deciso di cambiare ancora per sentire cosa si prova dal lato della panchina. Da 5 anni è allenatore delle categorie giovanili, ma non solo. Sta per conseguire una Laurea Magistrale in Scienze Motorie con una tesi sul rapporto tra genitori e bambini in relazione allo sport.

Di Ninni ci è piaciuta la volontà di smorzare l’agonismo a favore del divertimento dei suoi ragazzi, e anche la praticità con cui ha inteso l’utilità di Spond nella sua vita di allenatore. Scopriamo insieme cosa ci ha raccontato.

Ciao Ninni, in quale club sei attivo, in quale funzione e da quanto tempo?

Sono allenatore di calcio da 5 anni, la mia squadra è la USD Modugno/Invictus Slam. Alleno le categorie 2011, Esordienti e Giovanissimi, ma anche la categoria “Master”, costituita da persone adulte che vogliono tenersi in forma con allenamenti e partitelle. È bello perché si divertono come i bambini. Mi piace allenare tutte queste squadre. Forse ho un piccolo occhio di riguardo in più per la categoria Esordienti, perché la loro è una fase di passaggio dal calcio di base all’agonismo.

Descrivici la squadra…

E’ un gruppo molto vivace e intelligente, che apprezza il lavoro del mister. Questo vale per tutti, anche per mamme e papà: abbiamo creato un bel team, costituito da me, dal preparatore, dai genitori, dai ragazzi e dalla dirigenza. E’ un gruppo che nel giro di un anno è cresciuto molto perché ha basato tutto sulla tecnica di base e sul divertimento. Ma,  soprattutto, è un gruppo che non molla mai. I ragazzi sono affiatati, molti frequentano la stessa scuola o sono amici anche al di fuori, quindi prima dell’allenamento ridono e scherzano tra loro, ma poi sono molto concentrati.

Come ci si sente a dover guidare questi ragazzi nel loro percorso di crescita?

Mi piace molto essere la loro guida nelle varie fasi di cambiamento. La settimana scorsa, per esempio, gli Esordienti hanno avuto il loro primo approccio con il campo a 11. Per favorire il loro ambientamento, ho organizzato amichevoli, li ho convocati con i ragazzi più grandi, così che si adattassero sia al campo sia al clima della partita, ma soprattutto ho cercato di trasmettere loro fiducia, sottolineando gli aspetti positivi e non gli errori, in modo da smorzare la tensione del cambiamento. Ho cercato di rassicurarli senza dare peso alla partita come momento per raggiungere un risultato, ma come occasione di miglioramento. Hanno risposto molto bene.

Stai scrivendo una tesi su come genitori e bambini si relazionano allo sport. Come vedi questo rapporto? E come lo gestisci da allenatore?

La gestione dei genitori è sempre un gran problema. La mia società ha 300 iscritti, quindi avere a che fare con 600 genitori non è facile: troppi pareri discordanti, troppe persone che non hanno capito l’essenza dell’attività di base della scuola calcio e che vogliono i figli già professionisti. Non vedono il calcio come divertimento. Se c'è talento, ben venga, ma è il divertimento che porta al risultato. La cosa difficile è il momento delle convocazioni: abbiamo un gruppo grande, e quindi c’è sempre qualcuno che a rotazione resta a casa. A volte, ci sono papà o mamme che non capiscono e che vorrebbero il figlio sempre in campo.

Come gestisci queste situazioni?

Parlando singolarmente con i genitori e spiegando loro che ogni bambino ha bisogno di un tempo specifico, che devono avere fiducia perché noi educatori abbiamo ben in mente il percorso di ognuno di loro. Ma soprattutto, puntiamo a far capire la nostra filosofia del calcio, e cioè che la partita, nel calcio giovanile, non è un momento speciale, diverso dagli altri, ma rientra nel contesto degli allenamenti e del percorso di crescita.

Raccontaci se e come Spond ti è utile nella diffusione di questa filosofia...

Spond è utilissimo perché snellisce le comunicazioni. Innanzitutto, ritengo utilissima la funzionalità del sondaggio, perché penso che in quel modo i bambini possano sentirsi più liberi di rispondere sinceramente, meno vincolati dal parere della massa. E poi il calendario degli eventi favorisce l’organizzazione, perché i ragazzi sanno dove andare a cercare le informazioni, hanno uno schema di riferimento e non devono scorrere la chat all’infinito, come succede invece con Whatsapp. Ad esempio, consultando il calendario, loro sanno già quali sono i giorni in cui dovranno portare le scarpe da ginnastica per svolgere la parte atletica.

Indietro
  • #allenatore
  • #ninnimastrorilli
  • #calciogiovanile
Altri contenuti