Quello che gli allenatori non dicono

3 allenatori, 3 diversi pensieri che esprimono un’unica realtà: nonostante le mille difficoltà, quello del miste è un mestiere duro, ma bellissimo.

Quello che gli allenatori non dicono è che hanno bisogno di aiuto. Del tuo aiuto. Ciò che il tuo allenatore non ti dirà è che non può farti diventare il miglior calciatore possibile da solo. Ha bisogno di aiuto. Ha bisogno di te per superare una serie di difficoltà che si trova ad affrontare quotidianamente. Dedicare del tempo a un gruppo di ragazzetti che corrono dietro ad un pallone, rinunciare a momenti di tranquillità da vivere in famiglia, non avere weekend liberi, essere disponibili anche quando la giornata è negativa. Essere un esempio, sempre e comunque. Abbiamo chiesto a 3 allenatori di raccontarci l’aspetto più difficile del loro lavoro, ed ecco cosa ci hanno raccontato.


Enrico A.

(Oltre 10 anni di esperienza nel settore giovanile, dai Pulcini all’U16)

“Che si insegni agli adulti o ai bambini, l’obiettivo principale che ogni allenatore dovrebbe perseguire è lo stesso: rivelare e far esprimere il loro pieno potenziale! Alla luce di ciò, secondo me, la cosa più difficile e più importante da fare è incoraggiare i giovani, attraverso lo sport, a costruire il mondo di domani. Quindi, mentre alleno i miei calciatori, ho la responsabilità di svolgere un ruolo nel processo di costruzione del futuro, affinché ogni bambino scopra il proprio carattere ed esprima la propria unicità. Penso sempre a come posso avere un impatto positivo sullo sviluppo degli atleti, supportandoli con valori come lealtà, integrità, impegno, fiducia, spirito di squadra…

E, soprattutto, credo che la lezione più grande che possa dare loro sia , mi piace spostare l'attenzione di ogni giocatore sul divertimento, piuttosto che sulla vittoria”.


Bartolomeo G.

(Allenatore giovanili, ex giocatore ed ex arbitro)

“La cosa più difficile da affrontare sono le aspettative dei genitori del giocatore. Tutti loro seguono il calcio da tifosi, e sulla base di questa loro esperienza da spettatori, credono di potersi sostituire a noi allenatori. In realtà, il loro unico di valutazione è vittoria/sconfitta, che,  soprattutto per i più piccoli, non dovrebbe avere alcun significato. Di solito, prima di iniziare una nuova stagione, spiego la mia filosofia: concentrarsi sullo sviluppo del singolo giocatore rispetto alle vittorie della squadra. I miei obiettivi come allenatore sono: 1. Instillare l'amore per il gioco nei bambini; 2. Insegnare loro come giocare, migliorare le loro abilità e dare loro la preparazione giusta per il futuro; 3. Garantire loro il divertimento. Se, alla fine della stagione, i giocatori hanno fatto progressi verso questi obiettivi, credo di essermi realizzato come allenatore. Sfortunatamente, i genitori del giocatore non sempre lo capiscono.


Alessandro C.

(Allenatore U16)

La parte più difficile è la gestione della pressione verso la vittoria. Il club per cui lavori potrebbe dire che la priorità numero 1 è lo sviluppo dei giovani e dei giocatori, ma se stai perdendo ogni partita, la pressione sta consumando tutto. D’altra parte, il rovescio della medaglia è che se vinci ogni partita, la pressione andrà spegnendosi. Questo è uno dei lati negativi di lavorare nello sport: la pressione senza fine di vincere partite, settimana dopo settimana. Certo, se sei una persona che ama semplicemente il gioco, ama lavorare con i bambini, ama vincere e odia perdere e sta bene sotto pressione, questo è il lavoro perfetto per te.

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