Portieri: come imparare a gestire gli errori

Per l'appuntamento del mercoledì dedicato ai portieri, oggi abbiamo chiesto a Francesco D'Achille, dello staff tecnico della Romulea, di spiegarci come insegnare a un giovane portiere ad affrontare gli errori. Ecco cosa ci ha risposto.

Anche questa settimana diamo una risposta alle vostre curiosità sul mondo dei portieri: dopo aver chiarito se portieri si nasce o si diventa e a quale età iniziare la specializzazione del ruolo, oggi soddisferemo la curiosità di Marco, che ci chiede come insegnare a un ragazzo a gestire un errore. A rispondere sarà, come sempre, Francesco D’Achille, preparatore dei portieri della Romulea.


Un grande lavoro su se stessi

“E’ molto più facile incappare in un errore per un portiere, che per un attaccante. Soprattutto nelle categorie giovanili, la possibilità di errore è elevatissima: non si può pretendere da un ragazzino al primo anno di attività agonistica che non faccia errori. In quella fascia d’età penso che il ruolo del portiere sia il più difficile in assoluto.

Proprio per questo, il ragazzo deve essere dotato di una grandissima forza di volontà perché l’errore può capitare anche al più bravo.

Se negli ultimi anni il ruolo del portiere è un po’ più rispettato e tutelato, in passato, in caso di errore, la colpa era addossata sempre all’arbitro o all’estremo difensore. E’ ovvio che questa è un’ingiustizia, ma rappresenta un problema per il singolo calciatore solo nei primi anni di gioco: un ragazzo che gioca nella categoria allievi avrà già una maggiore consapevolezza.

Il portiere, infatti, dovrà maturare particolarità caratteriali, deve avere una grandissima autostima, deve riuscire a dimenticare tutto ciò che succede in un baleno e affrontare il resto della partita senza riuscire a pensare all’errore commesso.

Non c’è un tipo di lavoro specifico, oggi i grandi calciatori si affidano ai sono mental coach, ma per quanto riguarda i ragazzi piccoli, il problema si affronta semplicemente passandoci sopra e facendo esperienza. Non ci sono trucchi per affrontare situazioni del genere. Col tempo riuscirai ad affrontare colpe che ti sono addossate anche se non sono tue".


Il ruolo dei genitori

In questo percorso di crescita, è molto importante anche l’apporto dei genitori, che dovranno essere bravi a cercare di aiutare il ragazzo dal punto di vista emotivo, evitando di farlo sentire in colpa, ma al tempo stesso senza sminuire l’errore, perché altrimenti il ragazzo potrebbe non prendere sul serio ciò che fa: bisogna responsabilizzare i giovani portieri sin da piccoli, senza far pesare troppo la cosa.

Questo purtroppo non sempre avviene: spesso i genitori caricano i figli di aspettative, ma il calcio non deve essere visto necessariamente come qualcosa che dovrà poi evolversi in una carriera futura. E’ invece una palestra di vita, perché sin dalla più tenera età mette i bambini davanti a tante difficoltà: se ci si approccia a uno sport come il calcio in maniera seria, si possono trarre molti vantaggi dal punto di vista psicologico. Un ragazzo che fa il portiere riesce a controllare molto più facilmente le emozioni e non avrà mai problemi ad affrontare un’interrogazione o un esame o qualsiasi altro tipo di appuntamento scolastico.

La maggior parte delle persone emotive,  non hanno mai praticato sport a livello agonistico. Praticare sport a livello agonistico aiuta tantissimo i ragazzi ad affrontare quelle che saranno le vere sfide della vita: se avranno fatto un percorso giusto, costruttivo dal punto di vista sportivo sicuramente ne usciranno fuori rafforzati e molti più sicuri rispetto a chi non ha fatto questo percorso".

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