Non sei un buon allenatore se...

Là fuori c’è molta gente pronta ad autodefinirsi “allenatore” pur non sapendo nulla di questo ruolo. I danni che queste persone producono sono spesso irreparabili. Se nessuno dei punti elencati in questo articolo ti riguarda, allora sei sulla strada buona...

Là fuori c’è molta gente pronta ad autodefinirsi “allenatore” senza avere neanche idea di cosa questo termine significhi davvero. Queste persone danneggiano in modo consistente i ragazzi: ne abbattono l'autostima, creano un ambiente di apprendimento dannoso, usano la paura e l'umiliazione come strumenti di "insegnamento".

Tutto questo uccide il divertimento e la passione e ha l’effetto di allontanare i ragazzi dallo sport. È il caso, quindi, che ognuno faccia un’autoanalisi per valutare il proprio metodo di allenamento: se nessuno dei punti elencati in questo articolo ti riguarda, allora sei sulla strada buona.


- NON sei un buon allenatore quando rimproveri, offendendolo, un atleta davanti all’intera squadra. Questo tipo di atteggiamento non può essere costruttivo in alcun modo: non aiuta un bambino a capire esattamente cosa sta facendo di sbagliato e cosa deve fare per migliorare; non lo aiuta ad imparare; non lo motiva a voler lavorare ancora più duramente per crescere; e, soprattutto, non lo mette affatto a proprio agio.


- NON sei un buon allenatore se pensi che il tuo compito più importante sia vincere le partite. La tua missione di coach è insegnare ai giovani e aiutarli a crescere come individui in modo che diventino persone migliori nel mondo, sia dentro che fuori dal campo. I buoni istruttori insegnano ai loro atleti ad essere persone migliori nel mondo e usano il loro sport come nient'altro che un veicolo per questo insegnamento. I risultati sono completamente secondari all'insegnamento di preziose lezioni di vita: giocare come una squadra e sacrificare le esigenze individuali per il bene comune, affrontare le avversità e il fallimento, dominare la paura e gli ostacoli, lavorare duramente verso un obiettivo lontano, imparare a credi in te stesso e tante altre ancora.


- NON sei un buon allenatore quando metti il risultato di una competizione prima del benessere fisico ed emotivo dei tuoi giocatori. Se fai pressione sui tuoi atleti perché giochino anche se infortunati, solo perché vi aspetta una partita importante, stai assumendo un comportamento spericolato. Quando fai questo, metti a rischio i tuoi giocatori: non stai insegnando loro a essere mentalmente forti, perché giocare con il dolore non è un segno di forza, ma di superficialità.


- NON sei un buon allenatore quando fai preferenze: i buoni allenatori trattano equamente i loro atleti, non li trattano secondo due diversi stili, non hanno i propri “eletti”. Fare questo gioco porterà alla rottura degli equilibri e dell’armonia nella squadra.


- NON sei un buon allenatore quando non sei di esempio: quello che dici ai tuoi giocatori non significa nulla se non parte da te. Le tue parole devono corrispondere strettamente ai tuoi comportamenti. I grandi allenatori sono grandi modelli di riferimento, perché insegnano prima di tutto attraverso i loro comportamenti.


- NON sei un buon allenatore quando ti rifiuti di assumerti la responsabilità del tuo comportamento, quando rifiuti di ammettere i tuoi errori e non incolpi gli altri. I grandi allenatori non lasciano che il proprio ego venga prima dell'insegnamento. Pertanto, quando qualcosa va storto, sono pronti a riconoscere le proprie colpe. I buoni allenatori si assumono la responsabilità dei fallimenti della loro squadra e danno alla squadra e agli atleti la piena responsabilità dei successi. I cattivi allenatori incolpano i loro atleti per le sconfitte e si prendono il merito dei successi della squadra.

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