Calcio a 5, storia di un grande amore

Giocare in una squadra di futsal può voler dire tante cose: correre per i tuoi compagni, condividere gioie e dolori, lottare per conciliare lavoro e allenamenti. Vi raccontiamo la storia di Filippo Valerio, per 4 anni capitano della squadra di futsal della sua città.

“Una scelta difficile quella di lasciare una società di futsal della tua città, dopo che per 4 anni ne sei stato capitano, hai vissuto e condiviso vittorie e sconfitte, lottato e sudato per la maglia che hai indossato fino all’ultimo secondo. Lo sport è bello anche per questo, i tanti momenti vissuti insieme e gli amici che hanno condiviso con me questi giorni, resteranno per sempre un bellissimo ricordo e sicuramente faranno parte di un momento importante e indelebile della mia vita”.

Sono le parole con cui, attraverso un post su Facebook, Filippo Valerio ha annunciato l’addio alla Polisportiva Five Bitonto, squadra di calcio a 5 di Serie C1 pugliese.

Filippo ha iniziato a giocare a futsal 5 anni fa, dopo aver lasciato il calcio a 11. Sin da subito è nato un grande amore per questo sport, che oggi vogliamo raccontarvi.


Come ti sei avvicinato al futsal?

Ho sempre giocato a calcio a 11, ho lasciato per due anni perché non riuscivo a conciliare lavoro e allenamenti, ma sentivo fortemente il bisogno di continuare a fare sport, e soprattutto di trovare un’attività che potesse darmi nuovi stimoli e nuove emozioni. In quel periodo, nella mia città si stava formando una squadra di calcio a 5 e l'allora allenatore Vito Cozzella - che ancora oggi ringrazio - ha pensato di contattarmi e di propormi questo nuovo progetto. Ho subito accettato, perché si trattava di giocare per rappresentare la squadra della mia città. Posso dirvi che ho realizzato solo dopo di cosa si trattasse: il futsal, infatti, è totalmente diverso rispetto al calcio a 11.


  1. Cosa ha rappresentato per te far parte di questa squadra?

Un’emozione non bella, ma bellissima! E’ stata un’esperienza unica con una squadra fantastica: eravamo ragazzi che si sono avvicinati per la prima volta a questo sport; è stato bello ritrovare amici con cui in passato avevo condiviso esperienze nello spogliatoio del calcio a 11, di nuovo insieme in questa nuova avventura. Tutto troppo bello, questi anni sono stati stupendi per me: ho avuto soddisfazioni sia a livello umano, sia calcistico. Abbiamo attraversato momenti belli e brutti. Sono stati 4 anni importantissimi per la mia vita.


  1. Come si fa a gestire i momenti difficili nello spogliatoio?

I momenti difficili si superano solo se si riesce a creare una vera squadra, ad essere un gruppo unito, forte, fatto di persone che mettono a disposizione. Nel futsal, diversamente dal calcio a 11, tutti devono correre per i propri compagni: se anche solo uno dei giocatori non lo fa, sicuramente la squadra prenderà dei gol. Quindi si viene fuori dai momenti difficili solo se si ha uno spogliatoio unito che combatte per un unico obiettivo. La Polisportiva Five Bitonto è stata composta per 4 anni da un gruppo formato di amici, di persone sincere. Nei momenti difficili non abbiamo abbandonato la nave, ma ci siamo guardati negli occhi e siamo andati oltre i nostri limiti raggiungendo anche i playoff lo scorso anno. Io ero il capitano, ma le idee e decisioni da prendere le ho sempre condivise con i compagni di squadra con la mia stessa esperienza: per questo nei momenti difficili ho chiesto al resto della squadra di parlare tra di noi, senza dirigenti e allenatore, un modo per capire quale fossero i problemi e gli obiettivi. Ci siamo stretti l’uno con l’altro e abbiamo superato le difficoltà insieme, con il supporto di mister e dei dirigenti.


  1. Consigli ai ragazzi di avvicinarsi al futsal?

E’ uno sport bellissimo, se l’avessi conosciuto prima avrei cominciato con qualche anno di anticipo. Lo consiglio a chiunque abbia voglia di mettersi a disposizione di una squadra e voglia provare emozioni e stimoli nuovi rispetto al calcio. Il futsal non è ancora molto diffuso, ma per fortuna sta prendendo piede.


  1. Come si fa a gestire gli impegni di lavoro con quelli sportivi?

E’ molto difficile. Bisogna avere la disponibilità da parte del proprio datore di lavoro. Io sono stato fortunatissimo perché il mio capo, 

Domenico Lisi, è uno sportivo e mi ha sempre supportato. Ovviamente ho sempre dato priorità assoluta al lavoro, e subito dopo c’è lo sport, ma non è facile lasciare l’ufficio un’ora prima della chiusura. Così come non è semplice gestire due impegni, se si intende dare il massimo sia per lavoro sia per lo sport, come ho fatto io in questi anni, ma passione e disciplina insieme possono portare a grandi risultati.

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