Calciatori adolescenti: cosa fare se non rispettano l'allenatore?

Allenare il settore giovanile vuol dire avere a che fare con una fase complicata della vita: quella delle crisi adolescenziali, che portano spesso a sfidare l'autorità. Ecco come gestire questi fenomeni.

Da una varietà infinita di punti di vista, allenare ragazzi in età adolescenziale è un compito molto impegnativo. È un comportamento normale, in questo periodo della vita, quello di spingersi i limiti e sfidare le autorità come genitori, insegnanti e sì, anche allenatori di calcio. Tuttavia, quando si tratta di gestire comportamenti di gruppo, gli allenatori dovrebbero seguire questo detto: "Gli standard che ottieni sono gli standard che hai impostato”.

Per rispondere agli atteggiamenti di sfida dei ragazzi non è necessario andare all'estremo di tagliarli dalla squadra, come qualche allenatore vecchio stile fa ancora.

Come comportarsi, step by step

Piuttosto, se qualcuno si comporta in modo inappropriato davanti alla squadra, agli allenatori o al team manager, allora potrebbe essere opportuno prenderlo immediatamente in disparte affrontare la questione direttamente ed individualmente: punire il giocatore sarebbe sbagliato. E’ più importante agire sulla “correzione”, mettendo in chiaro quali comportamenti sono inaccettabili nella cultura della squadra, il tutto con atteggiamenti decisi, sia nel tono, sia nel linguaggio del corpo.

Se il giocatore dovesse ripetere le azioni di mancanza di rispetto nello stesso allenamento o nella stessa partita, è bene ricordargli ciò che è stato discusso poco prima.

Fondamentale, comunque, è non prendere sul personale i comportamenti scorretti, anche perché a volte, nella psicologia di un adolescente, questo atteggiamento di sfida corrisponde a un modo inconsapevole di testare se l’autorità si preoccupa davvero di lui.

Se il comportamento inappropriato dovesse continuare, dopo una settimana o due, l’allenatore dovrebbe coinvolgere i genitori in una nuova discussione con il ragazzo, chiedendo loro di sostenere le richieste del mister. Se anche di fronte a questo provvedimento, il comportamento non dovesse ancora migliorare, si rende necessaria la scelta di coinvolgere la dirigenza del club. Dopo che questo passo, lo step finale sarebbe quello di mandare via il calciatore dalla squadra. Questo è l'ultima scelta da fare: l’obiettivo generale di tutto il calcio giovanile deve essere quello di far praticare lo sport ai ragazzi il più a lungo possibile.

L’analisi di coscienza dell’allenatore

Non si può dare alle crisi adolescenziali tutta la colpa di comportamenti negativi: di fronte a questa eventualità, l’allenatore dovrebbe sentirsi pronto a svolgere una auto-analisi riguardante i metodi di allenamento utilizzati. Talvolta, infatti, alla radice del problema potrebbe esserci una scarsa metodologia o una carente  gestione dell'ambiente di allenamento. I coach dovrebbero sempre preoccuparsi di tenere alto il coinvolgimento dei ragazzi, per evitare che essi si annoino e cerchino distrazioni che possono arrecare disturbo al resto del team.

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